Ci sono città capaci di far sentire chi le visita immediatamente a casa, pur suggerendo allo stesso tempo l’idea di altrove. Gorizia è una di queste: un luogo che unisce spirito italiano e vocazione mitteleuropea, tradizione e modernità, commercio e cultura. Tra il 15 e il 16 ottobre, Francesco ha trascorso due giorni in questa città sospesa tra passato e futuro, nel periodo dell’anno in cui i luoghi si lasciano amare con maggiore facilità. Il bianco elegante di Piazza della Vittoria, con la fontana e la chiesa di Sant’Ignazio che sembrano sorvegliare il centro storico, è stata la sua prima immagine di Gorizia: case dai colori vivi, scorci che si perdono nel cielo e una luce morbida che abbraccia ogni prospettiva. Da qui parte via Rastello, la storica arteria commerciale che conduce verso il cuore medievale, Borgo Castello. Oggi come un tempo, questa strada è animata da botteghe, artigiani, caffè e piccole attività. È qui che sorgono la Bottega del Cappello e le Panchine Narranti, simboli della rinascita urbana e del fermento culturale che caratterizza il progetto “La Via del BorGO”, sostenuto da Confcommercio Gorizia nell’ambito del bando PNRR “Mille anni di storia al centro dell’Europa”.
Primo giorno: il fascino dorato di Borgo Castello
Il primo pomeriggio a Gorizia ha accolto Francesco con un cielo limpido e una luce dorata che avvolgeva ogni dettaglio. Pur avendo attraversato più volte il Friuli Venezia Giulia, non aveva mai avuto occasione di soffermarsi sulle sue città, sui vigneti ordinati e sulle colline che ne disegnano l’orizzonte. Questa volta, invece, ha potuto conoscere Gorizia da turista ma anche da osservatore attento, impegnato nella produzione di un video dedicato all’identità e allo spirito della città. Al tramonto, la salita verso Borgo Castello si è rivelata uno dei momenti più intensi del viaggio. Il quartiere medievale lo ha accolto con le sue pietre, le campane, i vicoli stretti e la sensazione di una vita che scorre ancora a misura d’uomo. Dalle mura dell’XI secolo, Francesco ha contemplato un panorama vastissimo: la valle dell’Isonzo, il Collio, le Alpi Giulie, il Carso. E poi quella linea delicata che separa — e al tempo stesso unisce — Gorizia e Nova Gorica, destinate a condividere il titolo di Capitale europea della cultura 2025.
La Bottega del Cappello e il progetto “La Via del BorGO”
Il giorno seguente, l’itinerario di Francesco si è concentrato su via Rastello, protagonista della rigenerazione del centro storico. Qui sorge la storica Bottega del Cappello, oggi trasformata da Confcommercio Gorizia in un punto informativo moderno ed elegante: cappelli appesi alle pareti come memoria del passato, scaffali colmi di libri, mappe, bandiere e materiali che raccontano storia, arte e turismo del territorio. La Bottega rappresenta il cuore del cluster “La Via del BorGO”, un progetto dedicato alla valorizzazione di Gorizia attraverso la tutela delle sue attività storiche, della sua identità commerciale e del suo patrimonio culturale. È proprio da qui che parte un percorso narrativo che unisce memoria, creatività e innovazione.
Le quattro Panchine Narranti: arte, storia e identità
Uno degli elementi più affascinanti del progetto PNRR sono le Panchine Narranti, installazioni artistiche collocate in punti strategici della città. Francesco le ha visitate tutte, scoprendo le loro storie:
- Piazza della Vittoria – Enogastronomia (Paolo Figar) – Una panchina dedicata al mastelùt e all’uva, simboli della tradizione culinaria locale.
- Via Rastello – Storia (Stefano Comelli) – Un cancello rosa che rievoca un antico ingresso del quartiere, oggi scomparso, simbolo di nuovi orizzonti e prospettive.
- Bottega del Cappello – Tradizione (Lara Steffe) – Un’opera che celebra il merletto a fuselli goriziano, una delle eccellenze artigianali più preziose del territorio.
- Viale d’Annunzio – Natura (Damjan Komel) – Immersa nel verde, racconta l’Isonzo e la bellezza naturale che abbraccia la città.
Durante la passeggiata, Francesco ha incontrato anche Chiara Canzoneri, chef goriziana, che gli ha mostrato antichi menu ottocenteschi: piatti provenienti da tutto il mondo, testimonianza della vocazione internazionale di Gorizia come crocevia di mercanti e viaggiatori europei.
Tramonto a Borgo Castello
Al calare della sera, prima di attraversare la Porta Leopoldina, Francesco ha ammirato la quarta panchina, immersa in un viale alberato già segnato dai colori dell’autunno. Dentro il borgo, piccole attività, la Casa Rassauer, il Museo della Grande Guerra e la Cappella dello Spirito Santo sembravano riemergere dal passato grazie alla luce calda del tramonto.
La giornata si è conclusa con una vista mozzafiato su Gorizia e sulla valle dell’Isonzo, illuminata dagli ultimi bagliori del sole.
Secondo giorno: incontro con Confcommercio Gorizia
La mattina successiva, prima della ripartenza, Francesco è tornato alla Bottega del Cappello per intervistare Gianluca Madriz e Monica Paoletich, presidente e direttore di Confcommercio Gorizia. Le loro parole hanno confermato la visione che aveva percepito durante il viaggio:
“Via Rastello ha sempre saputo cambiare, e oggi torna a essere protagonista. La comunità è il vero motore di questa rinascita.”
“Rigenerare via Rastello e Borgo Castello significa restituire alla città la sua anima. È una sfida che coinvolge imprese, cittadini e istituzioni, con uno sguardo che va oltre il 2025.”
Le testimonianze di Madriz hanno riportato alla memoria l’infanzia, i racconti di guerra, il bilinguismo tra italiano e sloveno, e quel legame culturale che definisce Gorizia in ogni suo dettaglio.
Un saluto tra due città unite
Prima di lasciare il Friuli Venezia Giulia, Francesco si è fermato a Piazza della Transalpina, oggi simbolo dell’unione tra Italia e Slovenia, un tempo barriera fisica e culturale. Dopo un acquisto di rito — una gubana — è risalito in auto con la sensazione di aver scoperto una città che non solo conserva la sua storia, ma la rilancia verso il futuro. Gorizia si rivela così una destinazione autentica, elegante e ricca di visioni: una città che merita di essere scoperta proprio adesso, nel pieno della sua rinascita culturale.

