Se esiste un luogo nelle Marche dove l’accordo tra l’opera dell’uomo e la maestosità della natura raggiunge la perfezione, quel luogo è l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra. Situata in provincia di Macerata, tra i comuni di Tolentino e Urbisaglia, questa storica abbazia cistercense è il cuore pulsante di una delle riserve naturali più belle e visitate della regione. Un angolo di pace dove il silenzio è interrotto solo dal fruscio delle foglie e dal canto degli uccelli.
L’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, storia e tesori

Fondata nel lontano 1142 dai monaci provenienti dall’Abbazia di Chiaravalle di Milano, questa struttura si inserisce pienamente nella profonda spiritualità dell’Ordine Cistercense. La filosofia di questo ordine si riflette perfettamente in ogni singolo mattone del complesso, promuovendo valori precisi come il rigore architettonico e spirituale, la semplicità delle forme e l’armonia totale con il paesaggio naturale circostante. L’impatto visivo con l’Abbadia di Fiastra è infatti un incontro con un’eleganza incredibilmente austera. La facciata della chiesa si presenta sobria, priva di sfarzi inutili, proprio per non distrarre l’anima dal raccoglimento. Varcando la soglia, l’interno rivela una struttura solenne ed equilibrata. Lo spazio interno è sapientemente scandito da tre navate. La struttura è sorretta da pilastri molto robusti che trasmettono un senso di assoluta solidità. I passaggi e le campate sono dominati da suggestivi archi a tutto sesto. All’esterno della chiesa si sviluppa il vero baricentro della vita comunitaria: il chiostro. Attorno a questo cortile si raccoglievano un tempo gli ambienti principali della quotidianità monastica, tra cui il dormitorio, il refettorio e la celebre sala capitolare. Proprio all’interno di quest’ultima stanza veniva esposta ai monaci la Regola Benedettina, lo statuto fondamentale che definiva nel dettaglio ogni loro comportamento.
Un mondo sotterraneo da scoprire

Come se gli ambienti di superficie non bastassero a lasciare i visitatori a bocca aperta, i dettagli più affascinanti dell’Abbadia di Fiastra si nascondono scendendo sotto il livello del suolo. Nei sotterranei della struttura si sviluppano infatti delle antiche grotte che i monaci utilizzavano strategicamente per scopi ben precisi. In caso di pericolo o attacco nemico, questi ambienti sotterranei si trasformavano in un rifugio dove i monaci potevano stare al sicuro nel corso degli assedi. E in queste gallerie, in cui le temperature si mantenevano costantemente fresche, venivano stipate le riserve di vino all’interno di grandi anfore di terracotta. La conservazione del vino era necessaria per il monastero, dal momento che il vino non era per i monaci un vizio, ma un elemento cardine integrato nella stessa regola benedettina legata al celebre motto Ora et Labora. Ai monaci era infatti concesso consumarne una modica quantità giornaliera, stabilita rigorosamente a meno di mezzo litro a testa.

