È tanto bella ed elegante da essersi guadagnata il titolo di “perla del Sannio”. Sant’Agata dei Goti sembra nascere dalla terra e puntare dritta al cielo, come un albero secolare; tutto il suo centro storico si regge su uno sperone di tufo, una pietra delicata, tendente allo sgretolamento, che sente il peso degli anni, ma che, tuttavia, sa reggere il peso di tanta storia e bellezza. Il Sannio, poi, una regione storica della Campania – un luogo antico, in buona parte ancora rurale –, ben si presta ad essere rappresentato da questa signora raffinata, Sant’Agata, che porta bene i suoi anni, e che è il perfetto mix fra storia, tradizione, natura e modernità.
La roccia di tufo
Sant’Agata dei Goti riempie il cuore del Sannio, quella regione storica della Campania in cui la relazione fra uomo e natura ha trovato un ottimo equilibrio. A guardarla dal Ponte sul Martorano, il torrente che attraversa il borgo, Sant’Agata sembra quasi galleggiare sul tufo, una roccia tenera, sulla cui superficie la bellezza del luogo è scolpita e prende vita.
Dal Castello alla finestra catalana
Il centro non dà tregua agli occhi dei visitatori: il Castello ducale bizantino-normanno, in cui si rivive la magia del Medioevo; la finestra in stile catalano-aragonese, al centro di una storia d’amore che resiste allo scorrere del tempo.
E poi c’è la vista mozzafiato, quella che si gode da ponte Vittorio Emanuele, dove il panorama abbraccia la vita di un borgo che non è solo storia da raccontare o da ammirare, ma anche vita presente, in cui la connessione tra passato e presente resiste, e, anzi, non ha mai smesso di esistere.

Il legame con l’acqua
L’acqua, il principio della vita, è il motivo ricorrente di Sant’Agata: oltre al torrente Martorano, che taglia in due il centro storico, restano gli antichi lavatoi, quello Bocca e Reullo, ancora funzionanti e risalenti al XIV secolo; ad alimentarli sono le acque del fiume Isclero, lo stesso che passa sotto gli archi monumentali dell’acquedotto Carolino, costruito appositamente per garantire il rifornimento idrico alla Reggia di Caserta.
I piatti e i prodotti tipici
Oltre al vino Aglianico, tanto elegante e misterioso da essere noto come “Barolo del sud”, il territorio è rinomato per la produzione della mela annurca, un frutto piccolo e saporito da gustare a morsi, ma che, a Sant’Agata, esprime il massimo del suo potenziale come ripieno dei ravioli o come distillato; in alcuni casi, il liquore di mela annurca viene aggiunto al macinato della salsiccia locale, così da donarle un sapore inconfondibile.
Le ‘nfrennule, un tarallo di vino bianco, finocchietto e olio, si gustano dallo storico forno Frogiero, mentre il pane cotto, la zuppa di cardone e i ravioli ripieni di mela e ricotta trovano il loro massimo rappresentante da Zi’ Pauluccio, antica osteria collocata fra i vicoli del borgo.

