A Caserta c’è la Reggia, che tutti conoscono e che quasi tutti hanno visitato o hanno in programma di visitare. Arroccato sopra Caserta, però, c’è un luogo che, spesso, viene dimenticato.
“Casa Hirta”, e cioè, “luogo posto in alto”, è il nome che, anticamente, veniva dato a Casertavecchia, non un borgo medievale, ma un borgo che, almeno nel suo aspetto, è rimasto fermo al Medioevo.
Immaginate un’invasione di stranieri che distrugge strade, vicoli e case; ecco, così nasce Casertavecchia, dalla necessità degli abitanti delle zone circostanti di trovare rifugio dalle devastazioni, di riprogrammare la propria vita e ripensare un proprio spazio. Tutto è “vecchio” o, meglio, “antico”: il Castello, il Duomo, la Chiesa, che condividono il tufo come materiale di costruzione, un materiale vulcanico, che ha un legame viscerale con il territorio. Andiamo allora a vedere un po’ più da vicino questa meraviglia di pietra.
Il Duomo
Il Duomo svetta nella piazza centrale e sorveglia l’intero borgo.
È costruito utilizzando il tufo grigio campano, e intreccia così tanti stili diversi che può essere considerato un monumento unico in tutta la regione: osservando questo autentico capolavoro del romanico campano, si intravedono motivi architettonici e decorazioni provenienti dalla Sicilia araba, dalla Puglia, e perfino dal mondo bizantino e normanno.
Insomma, con un colpo solo si abbraccia tutto il Mediterraneo e oltre.
Il Castello di Casertavecchia
Fragile, delicato, che esige interesse e rispetto, il Castello di Casertavecchia mantiene il suo grande fascino anche e soprattutto come rudere, come il ricordo di un antico rifugio per gli abitanti delle zone circostanti.
Una curiosità degna di menzione riguarda la torre principale, anche nota come “Maschio” o “Torre dei falchi”, che, con i suoi 30 metri di altezza e il suo diametro di 19 metri, si posiziona fra le torri più grandi d’Europa.
Era dotata di ponti levatoi e suddivisa in tre livelli: la sala inferiore per il deposito delle derrate alimentari, quella intermedia per servitù e guardie, e la parte superiore per il signore.
Gli spiritelli
È camminando fra i vicoli di Casertavecchia che, secondo un’antica leggenda, ci si imbatterebbe in dei folletti capaci di creare un’atmosfera magica e misteriosa diffondendo nell’aria una polverina fatata. Dai locali sono conosciuti come “spiritelli porta fortuna”, e prendono corpo nei cocci decorati a mano dai vari artisti del luogo, che, nel tempo, li hanno rappresentati in tutte le loro buffe espressioni.
È abitudine inserire un desiderio scritto all’interno del coccio come segno di buon auspicio!
Il pane cotto
“È vietato lasciare Casertavecchia senza aver prima assaggiato il pane cotto”, così recita un’iscrizione affissa su un muro al centro della piazza. Semplice, povero, eppure gustosissimo; nato come esigenza per sfamare la popolazione, il pane cotto è, ad oggi, un must della tradizione casertana.
Pane, verdure e fagioli, nulla di più, se non una girata di ottimo olio d’oliva locale.

