Ci sono i geyser ma non è l’Islanda: alle porte di Roma c’è il borgo del Marchese del Grillo, dove scoprire arte abbandonata e geyser fumanti

Un geyser e una città fantasma nel Lazio? Vedere per credere; fra Manziana e Monterano, nella parte iniziale della Tuscia, la terra e il paesaggio regalano degli scenari che lasciano senza parole, anche perché, diciamocelo, le parole sarebbero di troppo.  A Manziana sembra di camminare sulla bocca di un vulcano, mentre a Monterano si ha l’idea di stare sul set di un film. Facciamoci un giro allora, fra questi due comuni che raccontano la parte più insolita della Tuscia laziale.

Il geyser del Lazio

geyser manziana

Non siamo al parco di Yellowstone o in Islanda, ma nel Lazio. A Manziana la terra fuma, le acque sono calde, e il paesaggio è lunare. La caldera di Manziana è un monumento naturale, un vero e proprio geyser in miniatura; si tratta di un piccolo cratere che testimonia l’antica attività del Vulcano Sabatino, attivo tra i 600.000 e i 40.000 anni fa. Guardando il centro della caldera, si nota una sorgente d’acqua a una temperatura di circa 20°C, con emissioni di idrogeno solforato e anidride carbonica. Un paesaggio tutto da scoprire, da vivere, e da custodire.

Antica Monterano

È abbandonata da oltre due secoli, eppure, non ha mai smesso di essere viva. L’Antica Monterano è uno dei borghi più affascinati del Lazio, e dell’Italia intera. Qui il tempo non si è fermato, ma, anzi, ha continuato a scorrere, non solo grazie ai turisti, ma anche e soprattutto agli attori e ai registi, che qui hanno scelto di ambientare i loro film. Capolavori e grandi classici, come Ben Hur, Brancaleone alle Crociate, o Il Marchese dei Grillo, fanno di Monterano una terra del cinema. Monterano venne abbandonata alla fine del 1700, e i motivi furono diversi: il diffondersi della malaria, il venire meno delle richieste di zolfo, perché qui c’è una sorgente sulfurea – un fil rouge con il geyser di Manziana –, e, infine, le distruzioni operate da parte dell’esercito francese. Nonostante tutto, il borgo è vivo, e gli edifici lo confermano: c’è la chiesa, c’è il Palazzo Baronale, la fontana, con il Leone del Bernini, e addirittura qualche vicolo.

La Città del pane

Il pane è indubbiamente il protagonista della vita di Canale Monterano, eletta, non a caso, città del pane: qui si produce da quasi 500 anni, e rigorosamente nei forni a legna. Da gustare al Forno Fratelli Pasquali. Trovano comunque spazio altri prodotti simbolo della Tuscia: l’acquacotta, la trippa e, quando è stagione, le lumache, da gustare alla Trattoria Coluzia.

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