248 scalini e una storia che inizia nel Cinquecento: il Pozzo di San Patrizio è la prova che anche l’Italia del sottosuolo è una continua scoperta

Immagina di scendere 62 metri sotto la città, in un pozzo che sembra non finire mai. Ti portiamo a Orvieto dove, scendendo dentro un antico pozzo, potresti incontrare Dante con Virgilio alle porte del Purgatorio

Orvieto tende verso il cielo perché è arroccata su una rupe di tufo, eppure la sua fama è dovuta allo sviluppo della vita sotterranea.

Il pozzo di San Patrizio rappresenta uno dei massimi capolavori ingegneristici pervenuti sino ai nostri giorni; la profondità, così come la struttura elicoidale “a girone”, fanno pensare a un’ambientazione da Divina Commedia, magari proprio all’uscita dell’Inferno, o alla porta del Purgatorio.

E poi, ancora, c’è la sua vita underground: ad oggi, una sorta di sentiero da visitare, come quello che di solito si percorre in un bosco; fino agli anni 50, invece, prima dell’avvento dei frigoriferi, la popolazione usava i sotterranei per conservare il cibo e, soprattutto, il vino.

Il Duomo, monumento nazionale e indiscusso simbolo dell’arte italiana; l’anello della rupe, un percorso che costeggia il masso di tufo su cui sorge il borgo; l’Orvietan, un digestivo famoso dai tempi del Re Sole.

Insomma, tutto, a Orvieto – dal cibo all’arte, passando per gli angoli sotterranei ai punti panoramici –, sembra davvero essere al suo posto.

Pozzo di san Patrizio

Il pozzo di san Patrizio è famoso, visitato, e, per la sua unicità, anche invidiato. Affonda nelle viscere della terra per oltre 50 metri, ha 248 scalini, e una sorgente d’acqua in cui ci sono migliaia di monetine.

Questo “palazzo” scavato nella roccia nasce per un motivo preciso, e non troppi secoli fa: assicurare l’acqua in caso di isolamento o di calamità naturali.

L’idea, infatti, è di papa Clemente VII, che, memore del sacco di Roma dei Lanzichenecchi (1527), decide di rifugiarsi proprio Orvieto e di far costruire una struttura che potesse garantire, anche in caso di assedio, un rifornimento idrico sicuro.

Durante la Seconda guerra mondiale, invece, questa enorme cavità salvò la vita a migliaia di civili.

Dopo tutti questi scalini, non si può non spendere qualche moneta, se non altro, come vuole la tradizione, per il desiderio di tornarci!

Duomo con affreschi

Capolavoro indiscusso dell’architettura europea e mondiale, di fronte al Duomo di Orvieto non si può far altro che rimanere a bocca aperta e con gli occhi spalancati: l’oro dei mosaici, gli affreschi della Cappella di San Brizio, con ritratti che vanno dal diavolo alle streghe, sono un simbolo dell’arte e della bellezza italiana.

Sui suoi muri lavorarono grandi nomi del Rinascimento italiano; in particolare, le decorazioni della Cappella di San Brizio – o Cappella Nova – furono iniziate da Benozzo Gozzoli e Beato Angelico, e terminate da Luca Signorelli.

L’Anello della rupe  

Lo abbiamo detto, Orvieto è arroccata su una rupe, e quindi ha due vantaggi: il belvedere e la possibilità di sfuggire agli assedi nemici.

Una delle esperienze più affascinanti è la passeggiata lungo l’Anello della Rupe, un percorso di cinque chilometri che permette di scoprire la città da una prospettiva unica. Camminando, infatti, tra i sentieri che corrono lungo il masso tufaceo su cui sorge la città, si gode di panorami che si aprono su tutti i punti cardinali. Durante il percorso, inoltre, non mancano angoli storici come la Chiesa del Crocefisso del Tufo e la Necropoli etrusca, ma anche luoghi curiosi come la Grotta della Fungaia e la Grotta dei tronchi fossili, testimonianze di un passato ormai lontano.

L’Orvietan

Così, già alla metà del 1600, diceva il Re Sole a proposito di un particolare digestivo prodotto proprio a Orvieto: “Se si assume l’Orvietan nella quantità di un pisello la mattina a digiuno, dissolto nel vino o nel brodo caldo, aiuterà meravigliosamente la digestione, eviterà i dolori di stomaco, la difficoltà di respirare, l’alito cattivo, e impedirà che i vapori salgano al cervello, causando distillazioni sul petto.”

Anticamente noto e utilizzato come antidoto, ad oggi l’Orvietan è un amaro da gustare da solo, a fine pasto, o dissolto in bevande calde e fredde; è il simbolo della città ed è prodotto con 25 erbe medicinali differenti, fra cui spiccano la mirra, l’assenzio e la radice di genziana.

Prenotando anticipatamente, si può visitare la spezieria-farmacia in cui è prodotto.

Condividilo su: