Nota per il suo Castello e le tradizioni locali, Cittaducale è una delle tappe del format Comuni non comuni grazie ad una chiesa non solo antica ma molto speciale!
L’acquedotto più importante del centro Italia, una chiesa che lentamente sprofonda, le terme dell’imperatore romano Vespasiano, il piatto tipico che si lega alla presenza dei mulini. Insomma, a Cittaducale, a pochi passi dal confine Lazio-Abruzzo, l’acqua accomuna gran parte delle attrattive turistiche: dalla gastronomia all’arte, dalla storia al paesaggio.
Collocata lungo l’antico tracciato della via Salaria, la via che, in epoca romana, era stata appositamente costruita per il trasporto del sale, estratto dalle foci del Tevere, e trasportato verso l’interno, Cittaducale è una delle regine della Sabina, per l’eleganza del suo centro storico, la buona tavola, e per l’ottima qualità di vita.
San Vittorino, dove la terra inghiotte una chiesa
Siamo lungo la SS4, la via Salaria, una delle principali arterie di collegamento dell’Antica Roma.
Attraversiamo il territorio di San Vittorino, frazione di Cittaducale, dove “sorge” un edificio religioso che, come fosse una barca, galleggia ed è attraversato da un corso d’acqua; la “chiesa che sprofonda”, la “chiesa nell’acqua”, la “chiesa sommersa”, chiamatela come volete, basta che non perdiate troppo tempo e che veniate a visitarla.
Già, l’edificio si inabissa da quasi duecento anni, a causa, soprattutto, delle continue scosse di terremoto.
Ma non è una storia nuova, anzi. Pensate, già gli autori antichi identificavano questa zona, la piana di San Vittorino, come una porta di accesso agli inferi, e questo proprio perché, già all’epoca, tutta la piana era soggetta a fenomeni carsici, e, dunque, a sprofondamenti.
Un vero e proprio simbolo di un paese, che, come la sua chiesa, lotta e vince contro il tempo.
Le Terme di Vespasiano
Non tutto il male vien per nuocere; se da un lato, infatti, le acque hanno fatto sprofondare la chiesa, dall’altro furono utilizzate, già più di 2000 anni fa, per costruire delle terme volute dall’imperatore Vespasiano in persona, nativo proprio di queste zone.
Le Aquae Cutiliae, altro nome con cui sono note le terme, sono le sorgenti sulfuree che animavano le grandi vasche e strutture termali di Vespasiano. Oggi, proseguendo sulla via Salaria, e a qualche chilometro da Cittaducale, è possibile gustare questo particolare tipo di acqua, messa a disposizione con apposite fontanelle.
L’Ombelico d’Italia
Un primato, quello del “Centro d’Italia”, rivendicato da più comuni della zona; già lo storico romano Marco Terenzio Varrone, infatti, identificava il lago di Paterno – non distante da Cittaducale – come il centro dello Stivale.
Altri primati sono rivendicati da Rieti, Narni e Foligno.
A Cittaducale, invece, è una chiesa sconosciuta ai più, quella di santa Maria di Sesto, a conservare una testimonianza unica: una lapide (del 1620) su cui viene ricordato come il punto in cui sorge l’edificio è l’umbilico Italiae, e cioè, letteralmente, l’ombelico d’Italia.
Acquedotto della Peschiera
Il motivo comune del borgo, lo abbiamo detto, è l’acqua. Fra tutti, è sicuramente l’acquedotto della Peschiera, che ha inizio proprio da Cittaducale, a ricoprire un ruolo da protagonista: la sua importanza, infatti, si lega al fatto di essere uno dei più importanti acquedotti a rifornire Roma.
Sagne alla Molinara
Il marchio di fabbrica, il must, il piatto iconico del borgo.
Alla molinara? Come mai questo nome? Beh, inutile dirlo, torniamo ancora all’acqua. Oltre alle sorgenti, infatti, il territorio di Cittaducale è ricco di mulini, anticamente utilizzati per macinare il grano.
Il piatto viene realizzato con ingredienti semplici: farina di grano e acqua, e un condimento di pomodoro, aglio, peperoncino e maggiorana, un’erba spontanea della zona.
In virtù dell’impasto, molto idratato, la sagna risulta al morso morbida, piacevole ed avvolgente, e molto adatta, fra l’altro, ad accogliere il sugo.

