Qui, la fantasia di produttori e ristoratori non si separa mai dal ritmo delle stagioni e da quello che la terra dei Monti Cimini offre: le castagne, regine indiscusse delle sagre d’autunno, che, nelle mani di sapienti artigiane del gusto, diventano marmellate, dolci, o, ancora, abbinamenti perfetti per selvaggina; e poi, al fianco della castagna, la nocciola, gli gnocchi col ferro da calza, i piatti ripieni, le zuppe di legumi.
Di pari passo con le prelibatezze, la natura, la storia e i panorami, che prendono vita nella Faggeta Vetusta del Monte Cimino, una delle più antiche d’Europa, nei misteri del Castello Orsini, e nel suggestivo belvedere che si può osservare dalla big bench 331, la panchina gigante.
Faggeta vetusta del Monte Cimino
Il polmone verde della Tuscia viterbese, dove le punte degli alberi non sfiorano, ma, anzi, toccano il cielo. La faggeta vetusta del Monte Cimino, inserita, dal 2017, nella lista dei patrimoni UNESCO, è fra le più suggestive e imponenti d’Italia.
Camminare al suo interno è un po’ come entrare in una fiaba, in cui all’incanto e all’atmosfera si uniscono il gioco e il divertimento.
Pensate, insieme alla vicina faggeta di Oriolo Romano, quella del Monte Cimino vanta il primato dei faggi secolari più alti d’Europa (oltre 45 metri).
Qui il tempo scorre sottoterra, nelle radici di questi monumenti della natura, passando attraverso i rami e le foglie di alberi che sfiorano e superano i 200 anni di età.
Sulla destra, poco prima di entrare nella faggeta, c’è il sasso Naticarello, anche detto “rupe tremante”, un grande masso di origine vulcanica, che, pensate, nonostante le sue 250 tonnellate di peso, può essere fatto facilmente oscillare: bastano infatti una leva e qualche salto per farlo letteralmente tremare.
Sulla sommità della faggeta secolare – a un’altitudine di 1000 metri –, quasi a tenere d’occhio e a tutelare questi antichi giganti, sorge una piccola torre di avvistamento.
Castello Orsini
Dalle mura del Castello Orsini, un vanto dell’architettura difensiva medievale, si respirano le voci dei nobili, i passi e le grandi decisioni dei pontefici, i pianti e il respiro dei carcerati. Un vero e proprio viaggio nel tempo: da residenza – o, se preferite, da casa vacanze – della nobiltà, a prigione, della Santa Sede prima, e dello Stato italiano poi.
Dalla vetta del castello, neanche a dirlo, si apre un balcone mozzafiato che dà sulla Tuscia viterbese.
Big Bench 331
La prima panchina gigante della Tuscia si trova a pochi passi dalla Faggeta Vetusta; è la numero 331 d’Italia, e la vista che offre è, senza riserve, la migliore del territorio. Una volta arrampicati su questa panca XXL, Soriano apparirà come una bomboniera, quasi a ricordare una cartolina o un souvenir in cui il paese è racchiuso in una palla di vetro. Tutt’intorno, una visuale a 360 gradi e oltre della faggeta.
Fonte Papacqua e Fontana Tonda
I monumenti in cui la mano dell’uomo lavora in armonia con quello che la natura offre. Queste fontane, ricavate da blocchi di peperino, pietra simbolo della Tuscia, raccontano i giochi d’acqua che un tempo le animavano, e, ad oggi, i volti, le leggende e i misteri che le abbelliscono.
Da Gigi: dove c’è un primato e si mangia quello che c’è
Per chi ricerca il gusto e il carattere di Soriano, quello più autentico e senza troppi fronzoli, c’è Gigi.
Niente menu: qui si mangia quello che c’è, quello che è di stagione, o che, quel giorno, passa nella testa e nei piani dei due proprietari.
Il legame col territorio è forte e si sente: pasta fatta in casa, frittate, piatti ripieni.
L’ambiente è caldo, familiare, ristretto, per la maggior parte in legno, dal soffitto alle sedie e i tavoli.
La signora Renata, pensate, è, insieme a un pizzaiolo giapponese, l’unica a impastare la pizza utilizzando l’acqua proveniente da una sorgente, in questo caso, quella che sgorga nel territorio della faggeta; quando è periodo, poi, per non farsi mancare nulla, Renata va per i campi a raccogliere le erbe spontanee, protagoniste della pizza di primavera.

