Nascosta tra i boschi, è l’unica e sola Piramide Etrusca del Lazio: a Bomarzo puoi diventare un vero Indiana Jones alla ricerca di segreti e misteri

Lo sai che a Bomarzo puoi diventare Indiana Jones per un giorno? In questo angolo d'autore del Lazio si va alla ricerca dei segreti della Piramide Etrusca

Si sa, Bomarzo è famosa per il suo Sacro Bosco, il Parco dei Mostri, un luogo – forse, il luogo per eccellenza in Italia –, in cui il confine fra realtà e fantasia diventa talmente sottile da arrivare quasi a scomparire.

Eppure, in questo borgo immerso nella Tuscia, scolpito fra i blocchi di tufo e a pochi passi dall’Umbria, vive molto di più: la piramide etrusca, le memorie storico-artistiche degli Orsini, la riserva naturale Monte Casoli; e poi, ancora, ci sono le zuppe e le maestranze dolciarie, dall’acquacotta al pane mollo col finocchietto, dai tozzetti ai brutti ma buoni.

Insomma, da scoprire e da gustare ce n’è parecchio, e per tutti i gusti.

La piramide etrusca

Diventare Indiana Jones andando a spasso nell’Alto Lazio è possibile. Il percorso per arrivare alla piramide etrusca dà l’idea di attraversare una fitta foresta del Centro America, o di uscire da un film d’avventura, e tuttavia siamo a pochi chilometri da Roma.

Di solito, quando si parla di questi grandi monumenti, il pensiero vola subito all’Egitto o a Chichén Itzá in Messico.

Visitare la piramide di Bomarzo – che, rispetto alle altre, potremmo definire “in miniatura” –, immersa nel silenzio e nella natura ancora incontaminata nella Tuscia, è un’esperienza che lascia senza fiato, insomma, un’esperienza che devi fare.

La domanda, però, a questo punto, sorge spontanea: qual era la sua funzione? un luogo di culto? un altare? Non lo sappiamo con certezza, e riguardo l’epoca della sua costruzione, anche su quello si discute parecchio. Con ogni probabilità, il luogo aveva una funzione funeraria, che la avvicina alle suggestive necropoli etrusche della Banditaccia e dei Monterozzi, rispettivamente a Cerveteri e a Tarquinia, ed entrambe patrimonio UNESCO. 

Il Parco dei Mostri

Il monumento simbolo di Bomarzo, e uno dei poli d’attrazione turistica più in voga del Lazio e dell’Italia intera.

In perfetto stile grottesco, il Parco venne progettato verso la metà del 1500 per volere di Vicino Orsini, e si articola in un labirinto di simboli, personaggi fantastici e leggende; un viaggio nel “cielo e negli abissi” della mente umana, dove tutto diventa possibile e rappresentabile.

Un’altra avventura, ma diversa da quella della Piramide, perché questa volta ti sembrerà di essere come Alice nel Paese delle Meraviglie. Il Parco ti accoglie con sculture giganti, ognuna delle quali racconta una storia di mitologia, amore e mistero. L’Orco, simbolo del parco, con la bocca spalancata, sembra pronto a inghiottire chiunque si avvicini, mentre la Casa Pendente dà l’idea che il mondo si sia all’improvviso capovolto.

Tra draghi, elefanti e tartarughe giganti si è immersi in un altro universo, in cui il confine tra realtà e fantasia diventa sempre più sottile, fino quasi a scomparire del tutto. Un luogo unico nel suo genere in Italia, che, nonostante il clima di apparente paura, è perfetto per famiglie, coppie e chiunque voglia vivere un’esperienza non comune.

Il pane mollo con finocchietto

A Bomarzo, così come in tutto il territorio viterbese, c’è un principe, e questo è il finocchietto selvatico.

Il suo aroma inconfondibile entra in molte pietanze, parecchie delle quali rappresentano a pieno lo spirito e la tradizione di questo territorio.

Oltre al Parco, alla Piramide, e alle meraviglie degli Orsini, se passi da Bomarzo non puoi perderti una sosta al ristorante “Tutto n’artro magnà”, che, alla parte di preparazione e servizio, unisce il punto vendita con prodotti di varie aziende agricole del territorio e dei comuni limitrofi.

Qui, fra le varie prelibatezze, vive il pane mollo col finocchietto selvatico, una zuppa dagli echi campagnoli, antichi, che ha il gusto di un mondo ormai scomparso e dimenticato: pane ammollato, fagioli, patate e finocchietto selvatico fresco.

Più che una ricetta tipica, il pane mollo racconta la storia del luogo, di quando si era poveri, c’erano poche soluzioni per arrangiarsi, eppure non mancavano ingredienti freschi e genuini.

Una punta di diamante di questo ritaglio della campagna laziale, alla quale si affiancano altre preparazioni dal sapore deciso e verace: gnocchi col sugo di pecora, zuppa di ceci e castagne, lumache in umido con erbette, e l’immancabile acquacotta.

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